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Decreto Coesione: prorogato il bonus per il 2026

Approvata dal Parlamento la misura che prevede agevolazioni destinate ai giovani under 35, alle donne e alle imprese del centro e sud Italia, puntando su assunzioni e auto-imprenditorialità. Ecco nel dettaglio tutte le novità del Decreto Coesione per il 2026.

Lorenzo Stracquadanio
A cura di Lorenzo Stracquadanio

Esperto di prodotti finanziari

uomo clicca con una penna sul tablet da cui esce la scritta bonus
Decreto Coesione, prorogato il bonus per il 2026

⏰ In 30 secondi:

  • Decreto Coesione 2026: bonus per under 35, donne e imprese del Sud Italia;
  • 3 agevolazioni: esonero contributivo, sgravio fiscale e bonus ZES per aziende;
  • Prestiti a tasso zero e voucher a fondo perduto per chi avvia un'impresa.

Supportare il mondo del lavoro, stabilizzando l'occupazione e sostenendo l'auto-imprenditorialità. Sono questi gli obiettivi delle misure prorogate dal Decreto Coesione tramite il decreto legge Milleproroghe che punta ad aiutare i giovani con meno di 35 anni, le donne disoccupate e le imprese del centro-sud Italia.

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I beneficiari delle agevolazioni previste dal Decreto Coesione

Secondo il testo della misura, pubblicata dal Parlamento lo scorso 28 febbraio in Gazzetta Ufficiale, sono essenzialmente tre le agevolazioni previste dal Decreto Coesione così suddivise:

  • bonus Giovani: esonero contributivo del 100% per 24 mesi con un tetto massimo di 500 euro mensili per l'assunzione a tempo indeterminato di chi non ha ancora compiuto 35 anni;
  • bonus Donne: lo sgravio fiscale è di 2 anni e fino a 650 euro al mese, rivolto a lavoratrici senza limiti d'età che non hanno un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi;
  • bonus Zona economica speciale: esonero totale dei contributi previdenziali fino a 650 euro mensili per le imprese del Mezzogiorno che assumono lavoratori con almeno 35 anni.

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L'auto-imprenditorialità al centro delle agevolazioni

Tra i vantaggi previsti per chi vuole mettersi in proprio rientrano le numerose agevolazioni a tema contributi, finanziamento e somme a fondo perduto. Eccole più nel dettaglio:

  • contributi per l'avvio: somme destinate a coprire le spese di gestione del primo anno di attività (affitto, utenze energetiche, ecc);
  • prestiti a tasso zero: finanziamenti agevolati che coprono le spese di investimento iniziale, da rimborsare in tempi lunghi con tassi di interesse vantaggiosi;
  • voucher a fondo perduto: contributi che non devono essere restituiti, ma da utilizzare per acquistare attrezzature aziendali.

Se non si fosse in grado di accedere a questi strumenti si può comunque puntare a un prestito personale per sostenere finanziariamente la propria idea imprenditoriale. Non dimentichiamo, infatti, che molte banche offrono condizioni favorevoli se a richiederli sono under 35 o donne disoccupate. Tramite il comparatore gratuito di Segugio.it è possibile confrontare le migliori soluzioni di prestito personale oggi disponibili e individuare quella più in linea con il proprio progetto.

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La Zona economica speciale per le imprese

Nel quadro delineato delle agevolazioni rientrano anche le imprese, in particolare quelle che appartengono alla Zona Economica Speciale (ZES) e cioè Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna. Da quest'anno, inoltre, sono state inserite anche Umbria e Marche. I fondi disponibili complessivi sono pari a 2,3 miliardi di euro per il 2026, 1 miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028.

L'agevolazione, in questo caso, rientra sotto forma di credito di imposta con un contributo che varia in misura percentuale a seconda della regione e della dimensione dell'impresa coinvolta. Più nel dettaglio rientrano nel bonus gli investimenti relativi a:

  • acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nella ZES unica;
  • acquisto di terreni;
  • acquisizione, realizzazione o ampliamento di immobili effettivamente utilizzati per l’esercizio dell’attività nella struttura produttiva.

Le agevolazioni sui contributi per i lavoratori, invece, devono essere vincolate alla creazione di nuovi posti di lavoro e non semplicemente alla sostituzione delle risorse aziendali; in altre parole il saldo finale tra assunti ed eventuali "uscite" aziendali dovrà sempre essere a segno positivo.

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