⏰ In 30 secondi:
- Il tasso medio sui nuovi mutui sale al 3,61% a settembre;
- Su 150.000 euro di mutuo in 25 anni, la rata al 3,61% è di circa 760 euro.
- Confrontare le offerte è decisivo, anche pochi decimali incidono sulla spesa.
A settembre il tasso medio sulle nuove operazioni per acquistare abitazioni raggiunge il 3,61%, dal 3,55% di agosto e dal 3,28% di un anno prima. Lo rileva il rapporto mensile ABI di ottobre, che segnala una crescita del 3,7% dei prestiti complessivi a famiglie e imprese rispetto a settembre 2025.
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Il costo dei finanziamenti torna a incidere sulle valutazioni di chi vuole acquistare casa. Secondo l’ultimo rapporto mensile ABI, a settembre il tasso medio sulle nuove operazioni per l’acquisto di abitazioni è salito al 3,61%, contro il 3,55% di agosto. L’aumento mensile è di 0,06 punti percentuali, mentre rispetto al 3,28% di settembre 2025 la distanza raggiunge 0,33 punti.
Il tasso medio resta comunque inferiore al 4,42% di dicembre 2023, richiamato dall’Associazione come termine di confronto, anche se il vantaggio rispetto a quella fase si è assottigliato.
È inoltre opportuno precisare che i dati, elaborati dall’ABI su informazioni della Banca d’Italia e del proprio sistema informativo, fotografano il mercato nel suo insieme: il 3,61% non corrisponde quindi necessariamente al tasso applicato dalle singole banche ai diversi clienti, né esprime il costo complessivo del mutuo.
Per capire l’effetto sul bilancio familiare si può tradurre il movimento dei tassi in una simulazione di mutuo casa. Su un mutuo di 150.000 euro da restituire in 25 anni, con rate mensili e ammortamento alla francese, un tasso annuo del 3,61% corrisponde a una rata di circa 760 euro. Al 3,55% la rata sarebbe di circa 755 euro, mentre al 3,28% scenderebbe a circa 733 euro.
Il confronto comporta quindi circa 5 euro mensili in più rispetto ad agosto e oltre 26 euro rispetto al livello di un anno prima.
Lo studio segnala un aumento anche dei parametri di mercato. L’Euribor a 3 mesi è passato dal 2,51% medio di agosto al 2,64% di settembre; l’IRS a 10 anni è salito dal 3,23% al 3,53%. Sono riferimenti utili per leggere il contesto, senza confonderli con il tasso finale del finanziamento.
Come spiega la guida della Banca d’Italia sul mutuo ipotecario, l’Euribor è uno dei parametri utilizzati per il variabile, mentre per il fisso il riferimento è l’Eurirs. A questi si aggiunge normalmente lo spread, il margine applicato dall’intermediario.
Chi ha già un mutuo a tasso fisso mantiene il tasso previsto dal contratto: il rialzo delle nuove operazioni non modifica automaticamente la sua rata. Per il variabile, invece, l’effetto dipende dal parametro e dalle scadenze di aggiornamento stabiliti nel contratto.
Per chi sta cercando un mutuo, il dato nazionale è un punto di partenza. Non permette da solo di stabilire quale banca sia più conveniente o se convenga scegliere il fisso oppure il variabile. Occorre confrontare proposte costruite sullo stesso importo e sulla stessa durata, verificando anche quanto capitale proprio serve per completare l’acquisto. L’utilizzo di un comparatore online, come quello di Segugio.it, può rivelarsi molto utile in tal senso.
L’indicatore principale da considerare nelle offerte è il TAEG, il Tasso Annuo Effettivo Globale, che riassume gli interessi e la maggior parte delle spese del finanziamento.
La Banca d’Italia ricorda inoltre che, per i mutui variabili, il calcolo presuppone che i tassi rimangano stabili: non anticipa quindi quanto si pagherà davvero se il parametro cambierà. Una rata iniziale più contenuta va letta insieme alla possibilità di futuri aumenti e al margine disponibile nel bilancio familiare.
Il rincaro dei nuovi mutui si inserisce in un mercato del credito ancora in espansione. A settembre 2026, secondo l’ABI, i prestiti complessivi a famiglie e imprese sono aumentati del 3,7% su base annua, dopo il 3,5% di agosto. Per il dettaglio relativo alle famiglie, il rapporto indica ad agosto una crescita del 2,9%.
Queste variazioni riguardano l’insieme dei prestiti e non misurano da sole l’andamento delle nuove erogazioni di mutui. Per chi compra casa, resta centrale il costo del finanziamento effettivamente ottenibile.
Il confronto tra preventivi aggiornati diventa quindi decisivo: pochi decimali possono sembrare trascurabili, ma su importi elevati e durate lunghe modificano la spesa mensile e gli interessi da restituire.
| Banca | Tasso | Rata | Taeg |
|---|---|---|---|
| Crédit Agricole Italia | 2,99% | € 421,06 | 3,24% |
| Credem | 2,98% | € 420,53 | 3,26% |
| Banco di Desio e della Brianza | 3,20% | € 432,47 | 3,37% |
| Banco di Sardegna | 3,30% | € 437,96 | 3,51% |
| Banco BPM | 3,20% | € 432,47 | 3,51% |
| Intesa Sanpaolo | 3,33% | € 439,61 | 3,53% |
| BPER Banca | 3,30% | € 437,96 | 3,54% |
| UniCredit | 3,35% | € 440,71 | 3,64% |
| Banca Sella | 3,50% | € 449,04 | 3,70% |
| Webank | 3,65% | € 457,46 | 3,77% |
A partire dal 3 agosto scorso, la carta d'identità cartacea non è più formalmente valida per chi ha intenzione di chiedere un mutuo. Le banche, infatti, hanno aggiornato le regole per verificare l'identità dei clienti, adeguandosi al Decreto-Legge 26 giugno 2026, n. 108, che ha precisato la nuova procedura da seguire. Vediamo da vicino i dettagli della norma.