⏰ In 30 secondi:
- Per azzerare i debiti servono in media quasi 20 mensilità, fino a 32 a Trento;
- Con i tassi BCE al 2,5%, cambiano le condizioni di mutui e prestiti;
- Le rate complessive non dovrebbero superare un terzo del reddito netto mensile.
Un'analisi su dati CRIF e ISTAT mostra quanti stipendi servirebbero alle famiglie italiane per azzerare i debiti residui tra mutui e prestiti. Il quadro cambia molto da provincia a provincia, mentre il nuovo rialzo dei tassi BCE rischia di appesantire ulteriormente i bilanci domestici.
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Quanti mesi di lavoro servirebbero per azzerare da ogni debito residuo? È la domanda a cui prova a rispondere una recente analisi che incrocia i dati CRIF sull'esposizione debitoria delle famiglie, aggiornati a giugno 2026, con le retribuzioni medie provinciali rilevate dall'ISTAT.
Il risultato è una fotografia a due velocità: da un lato una media nazionale che sfiora le 20 mensilità di stipendio, dall'altro territori dove la stessa cifra raddoppia abbondantemente, arrivando fino a 32 mesi.
Il primo dato che colpisce riguarda la diffusione del credito al consumo. Nel primo semestre 2026 il 60,7% degli italiani maggiorenni risultava titolare di almeno un contratto di credito rateale attivo, che si tratti di un mutuo casa, di un prestito personale, di una cessione del quinto o di un finanziamento per beni di consumo. Un dato che segna una crescita costante negli anni: appena quattro anni fa, a metà 2022, la stessa quota si fermava al 46%.
In termini assoluti, l'esposizione media residua a livello nazionale si attesta oggi intorno ai 32.500 euro.
Il quadro si inserisce in un momento delicato per il costo del denaro. La Banca Centrale Europea ha infatti alzato nuovamente i tassi, portando il costo di riferimento dal 2,25% al 2,5%, una mossa che si traduce inevitabilmente in condizioni meno vantaggiose per chi deve ancora sottoscrivere un mutuo o un finanziamento: un passaggio del tasso applicato dal 3% al 4,5% su un mutuo può significare, nel corso degli anni, migliaia di euro in più da restituire alla banca.
Anche sul fronte del credito al consumo la tendenza non è più favorevole ai consumatori, con il tasso medio che a luglio aveva già raggiunto l'8,68%.
Sul piano territoriale le differenze si fanno più marcate. Rapportando il debito residuo medio allo stipendio lordo provinciale, la provincia di Trento risulta la più esposta d'Italia: per azzerare la propria posizione debitoria, un cittadino trentino dovrebbe accantonare l'equivalente di 32 mensilità intere di retribuzione.
Poco distante Rimini, che supera comunque quota 30. Seguono Prato e Bolzano, ferme a 28 mensilità. All'estremo opposto della classifica si collocano invece Frosinone e Biella, dove basterebbero appena 13 stipendi per chiudere ogni pendenza: meno della metà rispetto ai territori più indebitati.
Le cifre assolute confermano il divario. In Trentino-Alto Adige il debito medio residuo per famiglia supera i 57.000 euro, sia nella provincia di Trento sia in quella di Bolzano. La Lombardia si posiziona su livelli comunque elevati, con una media di 40.294 euro.
Ben diversa la situazione nel Mezzogiorno: a Reggio Calabria il debito medio residuo scende a 17.134 euro, meno della metà di quello registrato nel capoluogo trentino, mentre in Sicilia e in Molise l'esposizione media oscilla intorno ai 22.000 euro.
Il numero di mensilità necessarie per azzerare l'esposizione non dipende solo dall'ammontare assoluto del debito, ma dal suo rapporto con i redditi locali: dove gli stipendi sono più bassi e il mercato immobiliare più caro, la stessa cifra finisce per pesare proporzionalmente di più.
È uno dei motivi per cui province ricche ma con un mercato immobiliare tirato, come quelle del Nord-Est, registrano un indebitamento teorico superiore rispetto a molte aree del Sud, dove i valori delle abitazioni restano più contenuti.
Lo conferma anche un secondo indicatore, che mette in relazione il debito residuo non con lo stipendio mensile ma con il reddito annuo complessivo. Da questo punto di vista, le posizioni più critiche emergono in Toscana: a Prato, Grosseto e Livorno, tre province dove la quota di popolazione indebitata supera già la media nazionale, l'esposizione residua arriva a pesare quanto il 140% della retribuzione annua, un livello che segnala uno squilibrio marcato tra impegni assunti e capacità di rimborso.
All'estremo opposto si collocano Caltanissetta, Enna e Potenza, dove lo stesso rapporto scende intorno al 60%, segno di una popolazione mediamente meno esposta rispetto al proprio reddito, pur in un contesto di retribuzioni assolute più basse.
Gli esperti ricordano una regola di prudenza tanto semplice quanto spesso disattesa: la rata mensile complessiva, sommando mutuo e altri finanziamenti, non dovrebbe superare un terzo dello stipendio netto.
Andare oltre questa soglia rende i bilanci familiari vulnerabili a qualsiasi imprevisto, da una spesa straordinaria a un periodo di disoccupazione. Non stupisce, in questo contesto, che le richieste di accesso alle procedure di sovraindebitamento previste dalla legge siano quasi raddoppiate tra il 2021 e il 2025, passando da 4.785 a 9.483 domande, così come sono cresciute in modo marcato le istanze di esdebitazione per i soggetti incapienti.
In un momento in cui i tassi tornano a salire dopo un lungo ciclo di ribassi, la mappa del debito italiano suggerisce un consiglio valido ovunque: prima di sottoscrivere un nuovo finanziamento, o di rinegoziarne uno esistente, vale la pena calcolare con attenzione il peso reale della rata sul proprio reddito, magari aiutandosi con gli strumenti per calcolare la rata del prestito di Segugio.it, senza lasciarsi guidare solo dalla convenienza del momento.
Per un maggiore approfondimento, si consiglia inoltre la lettura della news sui 10 consigli prima di chiedere un prestito.
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