Bonus mamme 2027: tutte le novità e i nodi ancora da sciogliere
Il Governo al lavoro per definire nero su bianco i requisiti e i parametri dell'agevolazione destinata alle lavoratrici con figli. Ecco le ipotesi sul tavolo e come potrebbe cambiare la misura a partire dal prossimo anno. Sullo sfondo la crisi demografica del Bel Paese.
Il bonus mamme è tra le misure al centro della prossima Manovra di Governo, sebbene la sua riconferma anche per il 2027 e il suo eventuale potenziamento siano ancora legati alla Legge di Bilancio. L’obiettivo resta quello di sostenere le mamme e la presenza femminile nel mercato del lavoro, ma la strada che la misura in questione prenderà è ancora da definire.
Bonus mamme: dal bonus al taglio contributivo
L'orizzonte del 2027 prevede l'alleggerimento contributivo destinato alle madri di almeno due figli, una riforma inizialmente concepita nel 2025 e poi slittata. L'indennità temporanea, pari a 60 euro mensili, era stata introdotta proprio per coprire questa fase transitoria.
Con i prossimi provvedimenti, quindi, il Governo dovrà decidere se preservare il bonus diretto, convertirlo nella decontribuzione oppure integrare entrambi i meccanismi. La futura riduzione dei contributi, destinata alle lavoratrici dipendenti (con l'esclusione del settore domestico) e ad alcune lavoratrici autonome, prevede un tetto massimo di 40mila euro (calcolato però sull'imponibile previdenziale e non sul reddito da lavoro).
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Le agevolazioni attive fino al 2026
Nel breve termine, il quadro per il 2026 garantisce ancora due agevolazioni. La prima è l'assegno da 60 euro al mese (fino a 720 euro su base annua) per lavoratrici dipendenti e autonome con due o più figli e redditi inferiori a 40mila euro annui. L'importo, erogato dall'INPS, è completamente esentasse e non impatta sull'ISEE familiare.
La seconda è lo sgravio del 100% dei contributi IVS - versata da lavoratori e datori di lavoro, per garantire copertura economica per pensione, inabilità e tutela dei familiari in caso di decesso del lavoratore - per le dipendenti a tempo indeterminato con tre o più figli.
L'esonero in questione annulla i contributi a carico della lavoratrice con un tetto massimo di 3.000 euro all'anno (circa 250 euro mensili) e rimane attivo fino alla maggiore età del figlio più piccolo.
Crisi delle nascite e ricorso al credito
Le misure di cui si sta discutendo rispondono alla crisi demografica del nostro Paese, verificatasi negli ultimi 10-15 anni. Per far fronte alle spese legate alla nascita e alla crescita dei figli, inoltre, il solo aiuto pubblico spesso non basta.
Molte famiglie sono chiamate a integrare le agevolazioni statali attraverso soluzioni finanziarie come prestiti personali o finanziamenti a tassi convenzionati, per ammortizzare i costi di lungo periodo legati all'istruzione, alla casa e alle necessità dei figli.
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